Risposta al delirio


Gentile Direttore,
le scrivo per rispondere alla lettera delirante della signora Ancora di Castelvetro pubblicata martedì 17 aprile. Innanzitutto, non conosco i tesseramenti della Cgil, ma so che il responsabile dell’ufficio immigrati è italiano “purosangue”, ma comunque nei servizi si sta diffondendo sempre di più una figura professionale chiamata mediatore culturale che, a partire dalla conoscenza della lingua straniera, aiuta i migranti nelle pratiche burocratiche e non, in cui anche loro si imbattono.

 

In ogni caso, lei non sa chi è quel signore marocchino che ha visto, potrebbe essere nato in Italia, potrebbe vivere qui da diversi anni, e, addirittura, potrebbe essere competente nel suo lavoro. Per quanto riguarda i crocifissi, c’è stata una gran polemica, ma nel mio piccolo, li vedo ancora ben appesi ai chiodi; e questo potrebbe anche non trovare d’accordo cittadini italiani che sono atei, non solo gli “extra-comunitari”. Per il cibo, signora, è sufficiente che nelle mense ci siano anche piatti che non contengano maiale per dar modo a chi non lo mangia di scegliere qualcos’altro, ma i nostri italianissimi pargoli potranno ancora gustare quella carne. Non credo, poi, che i migranti arriveranno così velocemente alle cariche istituzionali, e ancora meno ad occupare le nostre case facendoci vivere sotto i ponti. Dalla sua lettera sembra che quasi rimpianga l’ordine e la disciplina di stampo mussoliniano, ma che leader vorrebbe?! Mi dispiace che lei viva con questa ansia da invasione e colonizzazione, ma le ricordo che siamo noi italiani, occidentali, sempre i migliori, che abbiamo colonizzato popoli e facciamo guerre occupando Paesi stranieri sotto il falso nome di missione di pace. Allora, vorrei darle un consiglio, provi a parlare con qualche donna o uomo migrati che rischiano tutti i giorni la morte sul lavoro, non sono pagati come dovrebbero, non hanno protezioni, vivono in case ammassati, lontani dalla loro terra e dalla loro famiglia, discriminati sempre, ecc, e si accorgerà, forse, che sono persone anche loro, anzi, a volte migliori di certi nostri connazionali. Volevo anche dirle a proposito del discorso “se noi andassimo nei loro Paesi non potremmo fare questo e quello” che io ragiono in un altro modo: non so se sarebbe come lei dice, ma credo che due cose sbagliate non ne fanno una giusta, quindi iniziamo a favorire l’integrazione e la partecipazione, poi si vedrà, e comunque non dimentichiamoci i secoli di storia passata, di cosa ha fatto l’Occidente e di cosa hanno subito questi popoli.


  ZAPPY

 

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