su Pansa

 

I
n qualsiasi paese democratico, sia nato da una guerra civile o da una rivoluzione, ad ogni consociato appare chiaro come non si possa e non si debba mettere in discussione l’evento che tale nascita ha permesso. Questo non perché ci siano fatti da tenere nascosti, o verità da non rivelare, ma semplicemente perché rimetterle in discussione significherebbe minare le fondamenta del paese e del sistema che si abita. Non in Italia. In Italia, paese più ignorante tra quelli sviluppati (scolarizzazione ed università), il, disonesto giochino di Gianpaolo Pansa riesce. Riesce e trova terreno fertile proprio perché il nostro popolo è quello che legge meno, il più sottomesso alla dittatura televisiva, ed in televisione, si sa, non c’è tempo né spazio per  sofismi; conta solo l’audience, che vuole un’informazione veloce, tranquillizzante e superficiale.
 

Disonesto perché costui non si è limitato a portare alla luce momenti poco chiari, o peggio torbidi, della resistenza. Si è spinto fino al punto di sostenere che la resistenza non è mai esistita, che i partigiani sui monti preparavano in realtà la rivoluzione comunista. Assume tale posizione ignorando o sottacendo che fu proprio la linea scelta dal PCI, linea repubblicana ed anti-rivoluzionaria, a consentire la pacificazione al termine della guerra.
Egli, non essendo uno storico, può non preoccuparsi di dimostrare le sue affermazioni, che ad una più attenta analisi finiscono per dimostrarsi campate per aria quando non poco più di dicerie. I cittadini questo non possono permetterselo. Noi, per fortuna ma ancora per poco, possiamo parlare con testimoni diretti di quei terribili anni.
Solo un popolo qualunquista può credere che una guerra civile non porti con sé la sua dose di morti ingiuste e massacri, ma solo un popolo ingrato può dimenticare quegli eroi che hanno dato la vita per un ideale, quelle persone che, senza chiedere nulla in cambio se non la libertà, si sono sacrificate per permettere a noi di essere liberi.
Spero che – se mai accadrà – la prossima volta che un dittatore assumerà il potere nel nostro paese, ci saranno di nuovo persone disposte ad imbracciare il fucile e ad andare sui monti. Spero che le nuove generazioni, di fronte ad una prova così ardua, farebbero la scelta giusta tra oppressi ed oppressori.
Il 22 novembre Pansa sarà a Piacenza. Chi ha intenzione di andarlo a sentire, oppure di acquistare il suo libro, sappia, quantomeno, di contribuire a foraggiare un figuro che infanga la memoria di migliaia di donne, uomini e bambini che, nei modi più disparati, hanno contribuito a far nascere questo nostro paese, dando sangue, vita e viscere per un futuro migliore. Perché il revisionismo, appare ormai certo, si tradurrà nella rivalutazione del fascismo. Non lasciamo che quel futuro da loro sperato si tramuti nella realtà di una democrazia claudicante. Nella realità di un paese senza memoria.

 
SEVERONE
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