Are(a)zione a Genova

La manifestazione di ieri a Genova è stata un successo sotto tutti i punti di vista. Oltre 100 mila persone sono tornate, sei anni dopo il G8, per protestare contro le assurde richieste dei PM, per riaccendere una luce, quella della gente, non quella delle istituzioni, che si è spenta da tempo, ed anche per chiedere la commissione d’inchiesta che il governo PADE* ha negato; sfidando il boicottaggio di Trenitalia (pochissimi treni speciali, ritardi oltre l’ora) ed il freddo pungente.
Gran parte del corteo concordava sul fatto che la commissione non deve essere un punto d’arrivo, poiché occorre tener presente che in Italia le commissioni raramente hanno portato alla luce i veri responsabili (si pensi alle commissioni antimafia, a quella Moro, a quella sulla P2) e spesso sono servite come copertura istituzionale ed organo di legittimazione democratica, più tendente a restituire un’immagine vincente della democrazia rappresentativa (insomma, se indaga anche su se stessa è facile pensare che sia davvero un sistema funzionante) che non a chiarire, scoprire, svelare.

Fulcro della manifestazione sono le assurde richieste del PM nei conronti di 38 compagni, 25 genovesi e 13 cosentini, accusati di “devastazione e saccheggio”, reato a cui i magistrati di richiamano assai raramente, perlomeno in età repubblicana. Oltre all’assurda richiesta in ambito penale, l’avvocatura dello stato chiede anche, complessivamente, 2 milioni di euro di risarcimento per “danni d’immagine”, secondo la logica che furono 25 persone e non le cariche ingiustificate, le torture, l’irruzione alla Diaz, a minare l’immagine del paese.
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Genova 17 novembre – La storia siamo noi

Rilanciamo l’ appello di SupportoLegale per la manifestazione di Genova di sabato. Fondamentale esserci 


"La storia siamo noi" non è uno slogan. E’ un approccio preciso: da
un lato la storia sociale, dall’altro la storia del potere. Chi lo ha
cantato in questi anni lo ha fatto con l’istinto di chi sa di aver
vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che
sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato
la revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra
pelle: coloro che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono
diventati terroristi; coloro che hanno seminato il panico nelle strade
di Genova sono diventati i paladini dell’ordine e della giustizia.


Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di
tribunale, mentre la nostra voce collettiva si affievoliva, con un
processo di rimozione collettiva che ha fatto sì che in molti
dimenticassero che Genova non è stata solo il terrore in divisa, ma
anche e soprattutto la forza e l’energia di centinaia di migliaia di
persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che il mondo potesse
essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e rappresentato.
Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla
presa di parola delle persone vive, nella convinzione che verità
giuridica e realtà storica in qualche modo convergessero, nella
speranza che in qualche modo tutto si sistemasse e non fossero in pochi
a pagare la stizzosa vendetta del potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25
persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato
l’operazione di revisione della storia che è cominciata il giorno dopo
le mobilitazioni contro il g8 del 2001 e si sono concluse con la
richiesta di 225 anni di carcere.
Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di
gridare con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti
noi, di mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25
persone non paghino per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutti,
nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre
a Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra
memoria e del senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in
quello che hanno rappresentato.
Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza
identità, senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora
qui, oggi, e riguarda
tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.


Per cominciare, primo appuntamento a Genova:


17 novembre 2007 – ore 14 piazza Di Negro

 

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Aree militari


C’ era una domanda che fino a poco tempo fa si agitava nella mia testa provocandomi continue emicranie e togliendomi il sonno. Com’ è possibile – mi chiedevo – che su un tema così importante per il futuro del territorio di Piacenza come la  dismissione delle aree militari e il loro utilizzo non sia possibile avere alcuna informazione precisa ma tutto rimanga nell’ oscurità e nella vaghezza?

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Risposta al delirio


Gentile Direttore,
le scrivo per rispondere alla lettera delirante della signora Ancora di Castelvetro pubblicata martedì 17 aprile. Innanzitutto, non conosco i tesseramenti della Cgil, ma so che il responsabile dell’ufficio immigrati è italiano “purosangue”, ma comunque nei servizi si sta diffondendo sempre di più una figura professionale chiamata mediatore culturale che, a partire dalla conoscenza della lingua straniera, aiuta i migranti nelle pratiche burocratiche e non, in cui anche loro si imbattono.

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sulla Sicurezza


Ogni giorno leggiamo sui giornali e sentiamo alla televisione di grandi aumenti di violenze e di reati da parte di extracomunitari. Vorrei Far riflettere su alcune considerazioni riguardanti il rapporto fra la sicurezza e il fenomeno sociale della migrazione. In primo luogo, credo che i mass media seguano quello che desidera il nostro sistema capitalistico, ovvero creare dei nemici in modo che la massa ne sia spaventata: una volta ottenuto questo il “gioco” è fatto, la gente si unisce per combattere il fantomatico nemico e da qui nasce il consenso alla destra che attacca con mezzi e toni demagogici questo nemico promettendo repressione volta all’eliminazione

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Cultura cara ed elitaria


Gentile Direttore,
domenica pomeriggio volevo visitare la mostra “L’anima del ‘900” a Palazzo Farnese con il mio fidanzato, ben felici che Piacenza ospitasse una mostra di certa caratura. Entro in biglietteria e scopro che l’ingresso costa 10 € e per gli studenti, fino a 26 anni con tesserino universitario, c’era la riduzione a 8 €. Senza fare polemiche siamo usciti, ma indignati e ci siamo chiesti perché la cultura continua ad essere così cara? Credo che sia ormai palese la volontà di riservarla ad un’elite in modo che meno gente possibile si avvicini. Come avrebbe potuto permetterselo una famiglia di due operai con figli di entrare? Oppure un gruppo di amici migranti? E anche per i giovani, come me, sono parecchi soldi nonostante non abbia delle priorità familiari. Abissale la distanza con una manifestazione come Carovane, che in spazi aperti promuove una cultura gratuita ed approfondita senza eguali in questa città provinciale.
La mia conclusione (ma non credo di essere l’unica) è che l’intento che muove le politiche a mettere tariffe alle stelle (nei musei come nei cinema, nei teatri, nei libri, nella musica, etc) è di mantenere la massa ignorante per poterle far credere ciò che più fa comodo e aprire le porte solo a Dottori e Professori borghesi e privilegiati.

ZAPPY

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su Pansa

 

I
n qualsiasi paese democratico, sia nato da una guerra civile o da una rivoluzione, ad ogni consociato appare chiaro come non si possa e non si debba mettere in discussione l’evento che tale nascita ha permesso. Questo non perché ci siano fatti da tenere nascosti, o verità da non rivelare, ma semplicemente perché rimetterle in discussione significherebbe minare le fondamenta del paese e del sistema che si abita. Non in Italia. In Italia, paese più ignorante tra quelli sviluppati (scolarizzazione ed università), il, disonesto giochino di Gianpaolo Pansa riesce. Riesce e trova terreno fertile proprio perché il nostro popolo è quello che legge meno, il più sottomesso alla dittatura televisiva, ed in televisione, si sa, non c’è tempo né spazio per  sofismi; conta solo l’audience, che vuole un’informazione veloce, tranquillizzante e superficiale.
 
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sempre su Carovane

Gentile Direttore,
vorrei esprimere il mio parere sulla questione di Carovane 2007. Questa iniziativa culturale che vedrebbe la sua ottava edizione il prossimo agosto rispecchia esattamente la mia concezione di fare cultura: spazi aperti e gratuità, possibile solo tramite fondi pubblici. E proprio su questa questione non capisco la gente che si lamenta per questo, che soldi si dovrebbero utilizzare? Io chiedo espressamente che ci siano finanziamenti pubblici perché la cultura è un bene pubblico, di tutti; non vorrei mai che ci fossero una o più persone a speculare su Carovane e sulla sua indubbia qualità. Mi auguro con tutto il cuore che l’amministrazione locale si impegni con tutte le sue forze, visto che le ha, a far si che Carovane continui e che continui con lo stile dei primi anni: sette, otto giorni di concerti, dibattiti, presentazioni di libri, mostre e balli nella nostra Piacenza.
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Mistificatori riformisti

Leggendo la lettera del signor Civardi, di Alleanza Nazionale, mi è subito parso chiaro quale sia la volontà non solo del partito che rappresenta, ma in generale di tutti i partiti che si definiscono riformisti: mistificare. Se la scienza politica mette in chiaro come, in un sistema basato sulla democrazia rappresentativa e quindi su periodiche elezioni, un ruolo centrale sia occupato dalla propaganda, essa ci chiarisce anche quanto sia importante, per un partito che aspira al governo del paese, crearsi un nemico. Il nemico giurato degli adepti del cavaliere piduista, tra i quali figura anche l’ex partito fascista, rinominatosi AN, sono i presunti comunisti. Ora, se al signor Civardi sta a cuore la conoscenza dei fatti e la loro giusta diffusione, egli dovrebbe, quantomeno, chiarire come esistano modelli ispirati alle teorie marxiane tra i più disparati: dal leninismo, al trockijsmo, dallo stalinismo al maoismo, dall’anarco-socialismo alla corrente migliorista che il nuovo presidente della repubblica rappresenta, o rappresentava. Questo perché, se da un lato è assai conveniente gettare tutto in un gigantesco calderone per poi poterlo attaccare a fini elettorali, dall’altro il comunismo è movimento assai variegato, poiché si basa su di una dottrina filosofica complessa, interpretabile ed attualizzabile.
 
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ancora su Carovane

Gentile direttore,
le scrivo per sottolineare quanto detto domenica scorsa dai ragazzi del Collettivo AreAzione: c’è la possibilità, imminente, reale, che Carovane venga cancellata. Credo sarebbe un enorme smacco per tutta la città e la cittadinanza, che perderebbero una delle poche iniziative di cultura vera, un’occasione di aggregazione ed approfondimento di tematiche solitamente banalizzate dalla televisione ed un’importante luogo di aggregazione.
Io che da diverso tempo dedico parte delle mie energie all’attività politica, sperando di “scalfire il reale”, insomma di poter influire in modo più o meno marcato sulla realtà che mi circonda, mi sono trovato spiazzato. Sono convinto che la cittadinanza non accetterà mai la scomparsa del noto evento estivo senza fiatare, non lo farà in silenzio. Non accetterà che, adducendo futili motivazioni, la classe politica faccia scomparire Carovane senza neppure “chiedere il permesso”. Perché, a quanto pare, qui si sta tentando di eliminare una manifestazione culturale scomoda alla destra come alla sinistra, oltretutto credendo che lo si possa fare senza che i riflettori inquadrino in pieno il tentativo, come un ladro nella notte.

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