Mistificatori riformisti

Leggendo la lettera del signor Civardi, di Alleanza Nazionale, mi è subito parso chiaro quale sia la volontà non solo del partito che rappresenta, ma in generale di tutti i partiti che si definiscono riformisti: mistificare. Se la scienza politica mette in chiaro come, in un sistema basato sulla democrazia rappresentativa e quindi su periodiche elezioni, un ruolo centrale sia occupato dalla propaganda, essa ci chiarisce anche quanto sia importante, per un partito che aspira al governo del paese, crearsi un nemico. Il nemico giurato degli adepti del cavaliere piduista, tra i quali figura anche l’ex partito fascista, rinominatosi AN, sono i presunti comunisti. Ora, se al signor Civardi sta a cuore la conoscenza dei fatti e la loro giusta diffusione, egli dovrebbe, quantomeno, chiarire come esistano modelli ispirati alle teorie marxiane tra i più disparati: dal leninismo, al trockijsmo, dallo stalinismo al maoismo, dall’anarco-socialismo alla corrente migliorista che il nuovo presidente della repubblica rappresenta, o rappresentava. Questo perché, se da un lato è assai conveniente gettare tutto in un gigantesco calderone per poi poterlo attaccare a fini elettorali, dall’altro il comunismo è movimento assai variegato, poiché si basa su di una dottrina filosofica complessa, interpretabile ed attualizzabile.
 

Che Palach fosse anticomunista è fuor di dubbio, ma altrettanto vero è che il movimento che Lei cita si proponeva di superare a sinistra lo stalinismo, ovvero di realizzare l’autentico potere operaio, non come lei insinua di richiamare l’occidente alla lotta anticomunista. Le istanze del leader di tale movimento, Alexander Dubcek avevano trovato riscontro proprio in taluni membri del Partito Comunista Cecoslovacco, ed erano state sintetizzate nell’espressione “Socialismo dal volto umano”. Si richiedeva dunque di modificare quel socialismo stalinista dirigista e violento, per un vero socialismo, che fosse espressione delle teorie marxiane.
Io mi ritengo comunista e se mi trovassi a discutere con qualcuno che sostenesse la bontà dello stalinismo o della dottrina Brezhnev non esiterei ad oppormi strenuamente alle sue idee. Ciò nonostante il tentativo di disinformare la popolazione per creare facile consenso non è da me condivisa. Se si fosse trattato della situazione ungherese non mi sarei opposto all’affermazione che nel paese si riscontrarono numerose resistenze anti-comuniste, ma per la Cecoslovacchia non mi pare sia possibile dire così.
Come credo lei ben saprà il modello stalinista non viene teorizzato né propugnato da alcun partito o movimento in Italia, non vedo quindi la necessità di attaccare tale modello quando nessuno pretende di difenderlo: o il divertimento che ne deriva è la ragione che la spinge a farlo, oppure è evidente che il suo ciarlare si limita all’intenzione di strumentalizzare a fini elettorali.
Ricordiamo che la storia del movimento e del partito Comunista in Italia è assolutamente limpida, addirittura seminale se pensiamo  che furono proprio i comunisti, ed in generale gli antifascisti, a permettere la liberazione da quelle stesse idee che il suo partito propugnava (o propugna?). Nel grande ciarpame che le futili polemiche creano si dimentica, strumentalmente, di trattare le idee che vengono sostenute, ed è proprio questo il fine del ciarpame stesso. Il clamore surclassa il bisbiglio di migliaia di persone che credono, ancora, a ragione che un altro mondo sia possibile. Che la battaglia non si sia esaurita. Perché se una critica può essere mossa ai comunisti, non mi pare possa essere quella di una insufficiente autocritica, visto che rimangono uno dei pochi baluardi della politica vissuta prima di tutto come partecipazione e confronto dialettico.
Non provo disgusto, ma solo un pena per coloro i quali riducono la politica a mero scontro fisico da giocarsi sul numero di elettori o simpatizzanti, scordando del tutto che essa riguarda, secondo la definizione greca, l’arte di governare la società. Mi rifiuto invece di sdoganare un movimento filosofico e politico che esiste da più di un secolo, che ha sconfitto il nazifascismo, portato significativi miglioramenti alla nostra società, tentato di dare al lavoro un volto più umano, la cui bandiera è sempre stata ritrovo degli oppressi di tutto il pianeta, che ha affascinato e convinto alcune delle menti più brillanti del secolo scorso e di quello attuale; in contrapposizione ai conservatori ed agli eterni moderati, ai piccolo-borghesi ed ai reazionari, alla società gerarchica ed al militarismo, al vuoto patriottismo ed all’alienazione.
Il revisionismo utilizzato come strumento di manipolazione di massa è il tentativo ignobile di rivalutare a proprio favore elettorale, sfruttando media talvolta compiacenti, talvolta abbassatisi a tali livelli di contenuto da ridursi a meri disinformatori di massa, per modificare la storia. Per tentare, insomma, di attribuirsi meriti che non si hanno. Per attaccare l’opposta parte politica perché la verità è che non si ha nulla di sostanziale da proporre se non la conservazione dello stato attuale delle cose ed il perpetuarsi della dominazione dell’uomo sull’uomo.

 
SEVERONE
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